Dall’Italia al Canada, ci sono aziende che stanno provando a sostituire quelle tradizionali, difficili da riciclare e quindi inquinanti, con le compostabili

Piccole, pratiche, garanzia di un buon caffè. Dalla fine degli anni ’80, quando iniziarono ad apparire sul mercato, le capsule monodose hanno rivoluzionato le nostre abitudini tanto che nel 2013 le vendite di macchine a capsula hanno superato quelle per il caffè filtrato. Apparentemente innocue ma difficili da riciclare perché composte da strati di materiali diversi e difficilmente separabili, si portano dietro un pesante bagaglio di impatto ambientale.
Un problema rilevato anche da amministrazioni comunali come quella di Amburgo, che ha vietato una serie di prodotti – tra cui le capsule- ritenuti troppo inquinanti dagli edifici dell’amministrazione comunale, e da leader del mercato come Keurig, che ha promesso di rendere riciclabili il 100%delle sue capsule entro il 2020, anche se John Sylvan, inventore delle Keurig k-Cups, in una recente intervista ha detto di essersi addirittura pentito di averle inventate.
Sono oltre 10 miliardi le capsule di caffè vendute nel mondo ogni anno.
A loro volta generano circa 120mila tonnellate di rifiuti, 70 dei quali solo in Europa e 12mila in Italia. Sono i dati di Life Pla4coffee, progetto europeo condotto da un team italiano che mira a produrre, entro il 2018, un prototipo di capsula compostabile realizzato con un nuovo tipo di PLA, una plastica biodegradabile ottenuta da vegetali che si propone di sostituire il packaging in PE, PET e alluminio.
In attesa di una soluzione univoca, sono però già in commercio alcuni tipi di capsule biodegradabili e compostabili che potrebbero iniziare ad ovviare a un problema progressivamente in crescita.
 Secondo i dati di IRI, i consumi di caffè sono in calo da almeno 4 anni (-5% rispetto al 2012), al contempo le vendite di quello porzionato sono cresciute del 21,3% sul 2014, con un fatturato di 200 milioni di euro ai quali si aggiungono i circa 300 milioni fatturati del network Nespresso, online e tramite i propri punti vendita.
Introdotta nel 2015 al Sustainability Lab di Cascina Cuccagna a Milano e presentata ufficialmente all’edizione 2016 di Fa’ la Cosa Giusta, la capsula compostabile Lavazza fa ufficialmente il suo ingresso nel mercato. Online al momento, dove viene venduta allo stesso prezzo delle miscele A Modo Mio, mentre non è ancora stata fissata una data per la vendita presso la grande distribuzione. La capsula, frutto di 5 anni di ricerca di Lavazza e Novamont, è realizzata in materiale Mater-Bi, la stessa bioplastica biodegradabile e compostabile dei sacchetti che hanno soppiantato quelli in plastica al supermercato. Una volta trattata nei siti di compostaggio, si degrada fino a diventare compost in 75 giorni.

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